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Immigrazione in Canada: “terra promessa” per skilled workers asiatici e Italiani ancora in calo.

Immigrazione in Canada: “terra promessa” per skilled workers asiatici e Italiani ancora in calo.

Con uno tra i più alti livelli della qualità della vita registrati, un ecosistema economico innovativo e dinamico e un multiculturalismo da considerare un’eccellenza nel mondo, il Canada è il paese di accoglienza privilegiato da molti lavoratori specializzati stranieri. Ciononostante, il flusso di italiani è in calo costante. Abbiamo provato a chiederci i perché del fenomeno.

 

Nadia Deisori*

 

In un recente articolo, pubblicato sul Corriere Canadese, il direttore Francesco Veronesi ha evidenziato il progressivo indebolimento del fenomeno migratorio italiano verso il Canada. Le ragioni sarebbero da addebitarsi al complicato “sistema a punti” di rilascio del visto, un “sistema dell’immigrazione – scrive Veronesi -  che nella sostanza penalizza chi arriva da determinate aree geografiche: l’Italia, il Portogallo e più in generale l’Europa mediterranea”.

 

Come Centro Studi Italia Canada, siamo rimasti colpiti da queste riflessioni e dai numeri presentati dal Corriere Canadese, e ritenuto fosse indispensabile dedicare un approfondimento alla questione. Ci siamo infatti concentrati spesso, in particolare dall’entrata in vigore del CETA nel settembre 2017, sui risultati ottenuti sul fronte della relazione commerciale tra le due sponde dell’Atlantico, che ha favorito l’export italiano, in particolare nel settore dei macchinari e dell’agro-alimentare.

È ora, quindi, il momento di analizzare meglio come si evolve la dinamica specificatamente inerente le risorse umane. Gli italiani stanno davvero smettendo di emigrare in Canada? E se sì, perché?

Canada, terra di accoglienza

Il Canada è attualmente un approdo ideale dell’emigrazione globale, grazie a una qualità della vita tra le più alte al mondo, un sistema sanitario invidiabile, un modello di integrazione multiculturale unico. Nel 2019, tre città canadesi, Calgary, Vancouver e Toronto, si sono classificate tra le prime 10 città più vivibili al mondo. La disoccupazione è  al 5.5%, l’economia cresce e gli investimenti dall’estero sono floridi. Il sistema politico è stabile e la società canadese non presenta quelle caratteristiche che gli Europei considerano “traumatiche” negli Stati Uniti (es. diffusione delle armi).

Non è casuale quindi che tra il 2011 e il 2016, più di 1.2 milioni di immigrati, circa 250 mila famiglie all’anno, si siano stabiliti in Canada. Nel 2016, il 21.9% della popolazione canadese risultava nata fuori dai confini.

Negli ultimi decenni, tuttavia, i paesi di provenienza degli immigrati in Canada si sono modificati. Fino agli anni Settanta, gli immigrati provenivano principalmente dall’Europa occidentale e orientale. Da allora, un numero crescente di persone da Asia, Medio Oriente, America Latina, Caraibi e Africa si sono stabilite in Canada.

 

Gli Italiani in Canada

 

Anche l’Italia quindi è lentamente uscita dal rapporto preferenziale come paese di provenienza dell’immigrazione in Canada.

Dall’ultimo censimento della popolazione del 2016, emerge che la componente costituita da Italiani immigrati ammontava in Canada a 236.635 persone. Analizzando i diversi periodi di ingresso, notiamo un trend negativo. 218.265 gli Italiani emigrati in Canada prima del 1980. Le principali ondate migratorie sono state quella di fine Ottocento – anni Venti del Novecento, e quella successiva alla Seconda Guerra Mondiale, circa 600 mila persone tra il 1945 e il 1972.  Ciò ha portato alla costituzione di una grande comunità italiana in Canada formata da oltre 1.5 milioni di persone (Censimento 2016) concentrate in gran parte nelle aree di Toronto e Montréal, perfettamente integrate e che hanno dato al Canada un grande apporto non solo economico ma anche culturale. Si pensi solo al fatto che la lingua italiana è stata riconosciuta come “patrimonio della Nazione”.

Tornando ai movimenti migratori più recenti, gli italiani che si sono spostati in Canada sono diminuiti fino alla cifra di 18.365 nel periodo dal 1980 al 2016. Tra il 2011 e il 2016 hanno attraversato l’Oceano solo 2980 italiani, con una parziale ripresa del flusso rispetto al periodo precedente 2001-2005 (1.480), probabilmente anche come conseguenza delle crisi economiche del 2008 e del 2012.

 

Immigrant population by selected places of birth, admission category and period of immigration, Canada, provinces and territories, census metropolitan areas and areas outside of census metropolitan areas, 2016 Census. Source: https://www12.statcan.gc.ca/census-recensement/2016/dp-pd/dv-vd/imm/index-eng.cfm  

 

Analizzando le categorie di ammissione, cioè la tipologia di visto concesso, nel periodo 2011-2016 troviamo che:

  • 1110 italiani sono stati ammessi come “economic immigrant – worker programs”, ovvero coloro che hanno ottenuto un visto come lavoratori permanenti. (Non include invece i temporary workers, lavoratori che si stabiliscono in Canada per brevi periodi nell’ambito dei programmi Temporary Foreign Worker Program e International Mobility Program (IMP), con o senza permesso di lavoro, così come stabilito dalla legge canadese. Per alcune tipologie di questi lavoratori non è richiesto un work permit, come ad esempio Short-term highly-skilled worker, student worker, militari, giornalisti, performing artist, etc.)
  • Soltanto 20 sono gli italiani accolti come “economic immigrant – business programs”, coloro che sono in Canada per investire o avviare attività, ovvero investor venture capital, startup e self-employed immigrant;
  • 655 italiani sono entrati grazie ai flussi gestiti da singole province e territori, ovvero come “economic immigrant – provincial and territorial nominee programs”. Si tratta di immigrati che ottengono un visto permanente perché possiedono le competenze, l'istruzione e l'esperienza lavorativa richieste da una specifica provincia o territorio. Ogni provincia e territorio regola infatti i propri "flussi" (programmi di immigrazione destinati a determinati gruppi) e requisiti;
  • 1120 sono entrati grazie a una sponsorizzazione famigliare, ovvero hanno ottenuto un visto permanente in quanto familiari di un cittadino canadese o di un residente permanente maggiorenne;
  • 50 risultavano avere lo stato di “rifugiati”;
  • i restanti 20 sono raggruppati nella categoria “others”.

 

A colpo d’occhio si nota come la categoria più debole sia quella degli investitori, i business migrant, nonostante il Canada si stia configurando sempre più come “la Silicon Valley del nord”, attraendo capitali e talenti da tutto il mondo, dall’Europa certamente ma anche dalla California e dall’Asia, in virtù del suo ecosistema economico stabile, innovativo e fondato sul libero mercato, grazie a una strategia globale basata sulla stipula di free trade agreements, di cui il Ceta con l’Unione Europea costituisce un esempio.

 

Arrivando fino al 2017, il dato sui permanent resident ammessi in Canada ben evidenzia come il flusso verso il Canada si stia spostando dall’Europa, fatta eccezione per Regno Unito e Francia, ai paesi asiatici. L’Italia non compare tra i primi 10 paesi di provenienza delle 286.479 immigrati accolti in Canada nel 2017.

 

Permanent Residents Admitted in 2017, by Top 10 Source Countries. Source: Immigration, Refugees and Citizenship Canada (IRCC), Permanent Resident Data as of March 31, 2018. Data includes public policy admissions. https://www.canada.ca/en/immigration-refugees-citizenship/corporate/publications-manuals/annual-report-parliament-immigration-2018/permanent-residents-admitted.html

 

Il dato italiano sul 2017 è ricavabile dalla banca dati dell’anagrafe degli Italiani residenti all’estero, in particolare in Canada.

Hanno richiesto l’iscrizione nel 2016 141.203 italiani e nel 2017 il dato scende a 140.633.

 

Incidenza % per territorio di residenza sul totale dei residenti all'estero. Source: Anagrafe degli Italiani Residenti All’estero (AIRE al 31 dicembre 2017)

http://ucs.interno.gov.it/FILES/AllegatiPag/1263/Int_00041_ANAGRAFE_DEGLI_ITALIANI_RESIDENTI_ALL_ESTERO_-AIRE-_2018.pdf

 

Secondo il Rapporto Italiani nel mondo 2019 relativo ai dati del 2018, sono 5.3 milioni i residenti italiani all’estero. 128 mila iscritti nel corso dell’ultimo anno.

In Canada gli iscritti all’AIRE nel 2018 sono 139.578, rappresentano il 2.6% del totale degli italiani residenti all’estero. Secondo la stessa banca dati, nel 2018, sono stati 1702 gli italiani che si sono spostati in Canada, l’1.3% del totale delle partenze. Ancora in calo rispetto all’anno precedente.

Le Regioni di provenienza degli Italiani residenti in Canada si confermano invece quelle della emigrazione storica italiana verso il Canada, in particolare la Calabria (25.998), seguita da Lazio (15.403), Campania (13.359), Abruzzo (12.644), Molise (11.811), Veneto (10.008).

 

    

Source: Fondazione Migrantes

https://www.migrantes.it/2019/10/25/la-mobilita-italiana-il-tempo-delle-scelte-rapporto-italiani-nel-mondo-2019/

 https://www.migrantes.it/wp-content/uploads/sites/50/2019/10/RIM_2019_datistatistici.pdf

https://www.migrantes.it/wp-content/uploads/sites/50/2019/10/Sintesi_RIM2019.pdf

 

Studenti stranieri in Canada

 

Per completezza di informazione, l’ultimo dato che abbiamo estrapolato è quello relativo a un’altra categoria classica di migranti, ovvero gli studenti. Secondo il Canadian Bureau of International Education, gli studenti italiani in Canada sono 1.945 e rappresentano meno dell’1% del totale. Analizzando i paesi di provenienza degli studenti stranieri, si conferma che la capacità attrattiva del Canada è particolarmente efficace sui paesi dell’Asia.

 

International students in Canada (2017);

Source:  https://cbie.ca/wp-content/uploads/2018/09/International-Students-in-Canada-ENG.pdf

 

Regional origin of international students in Canada (2017)

Source:  https://cbie.ca/wp-content/uploads/2018/09/International-Students-in-Canada-ENG.pdf

 

Da notare che studiando in Canada, si può richiedere al termine del percorso di studi, un visto lavorativo della stessa durata del visto di studi ottenuto.  

 

Ottenere un visto in Canada

 

Nell’articolo del Corriere Canadese già citato, si fa riferimento, tra le cause della sempre più bassa emigrazione italiana in Canada, la difficoltà che presenta la procedura per l’ottenimento del visto, in particolare per gli europei. Ma di cosa si tratta?

 

La residenza permanente in Canada viene concessa attraverso diverse modalità di gestione dei flussi:

 

  1. Express Entry, è un sistema di domanda di immigrazione online. Permette alle persone di presentare un profilo e di essere considerate come immigrati qualificati. I candidati con le classifiche più alte sono invitati a presentare domanda di residenza permanente. Il sistema cioè assegna un rank ai richiedenti la residenza permanente e esamina le domande d’immigrazione per i programmi Federal Skilled Worker Program, Federal Skilled Trades Program, Canadian Experience Class e Provincial Nominee Program.
  2. Business Program (È la categoria di visti per l'immigrazione business in Canada, che ha l’obiettivo di facilitare l’attività di imprenditori e i loro investimenti in Canada. Si veda a questo proposito Start-up Visa e Self-employed Persons Program;
  3. Family Sponsorship, è il programma dedicato ai ricongiungimenti familiari: si può entrare in Canada anche attraverso la sponsorizzazione di parenti già residenti in Canada;
  4. Quebec-selected skilled workers, Quebec è il processo di candidatura per i lavoratori qualificati che vogliono diventare residenti permanenti in Canada e vivere in Quebec. Il Quebec infatti ha un accordo speciale sull'immigrazione con il Governo del Canada. La provincia ha regole proprie la gestione del fenomeno migratorio;
  5. Rifugiati e Adozioni Internazionali.

 

L’express Entry: il visto a punti

 

Il famoso “sistema a punti” citato nell’articolo del Corriere Canadese che penalizzerebbe i migranti del sud Europa e in particolare gli Italiani è l’Express Entry. Il programma per i lavoratori qualificati individua infatti il punteggio assegnato come fattore di selezione utilizzato per valutare l’idoneità del richiedente al programma federale per i lavoratori qualificati. Il punteggio può arrivare fino a 1200 punti in base al quale il candidato viene collocato in gruppo “pool” di candidati, più o meno idonei alle esigenze economiche del Canada. Una volta nel pool, è il Canada a mandare un “invitation to apply” (ITA) ai migliori, perché si possa procedere alla domanda di immigrazione.  La frequenza dei round di inviti è gestita dal Canada in base agli obiettivi annuali di accoglienza.

Dagli ultimi dati a disposizione, al 30 ottobre 2019 occorreva un punteggio di 475 per ricevere un invito. Essere invitati non significa necessariamente che si riceverà una risposta positiva alla domanda di residenza permanente.

 

I candidati Express Entry possono ottenere punti sulla base di:

  • capitale umano (età, istruzione, competenza linguistica ufficiale ed esperienza lavorativa);
  • fattori aggiuntivi (offerta qualificante di lavoro subordinato o credenziali educative riconosciute in Canada);
  • una nomina provinciale o territoriale, cioè attraverso i flussi che province e territori gestiscono autonomamente in base agli accordi con il Governo federale.

 

Language skills

 

I fattori considerati sono diversi ma una grande importanza riveste il fattore linguistico, che il Corriere Canadese individua come il più penalizzante per gli Italiani. Il richiedente il visto deve infatti sostenere un test di lingua inglese o francese e dimostrare di avere abilità linguistiche nell’ambito della scrittura, del reading, del listening e nel parlato.

Nonostante la crescente diversificazione linguistica della popolazione immigrata, la grande maggioranza (93,2%) degli immigrati ha riferito di conoscere una o entrambe le lingue ufficiali del Canada nel 2016. Queste lingue funzionano come vettori di integrazione nella società canadese. Nel 2016, l'82,5% aveva l'inglese come prima lingua ufficiale parlata, il 10,8% aveva il francese e solo il 6,8% non aveva nessuna di queste due lingue. In Quebec, quasi due terzi (62,5%) degli immigrati parlava francese come prima lingua ufficiale, mentre un terzo (33,1%) aveva l'inglese.

 

Va precisato, tuttavia, che le abilità linguistiche possono essere compensate nel sistema a punti ottenendo punteggi più alti per quanto riguarda gli altri fattori, ovvero:

 

  1. Education

Per ottenere punteggio, è necessario che il titolo ottenuto sia riconosciuto in Canada nel sistema di equivalenze che assegna i punti.

  1. Work experience

Si ottengono punti sia per l’esperienza maturata in Canada che all’estero, sia come dipendente che lavoratore autonomo.

  1. Età

I minori e le persone oltre i 47 anni hanno un punteggio pari a zero. Le fasce di età che danno più punteggio sono quelle tra 18 e 40 anni.

  1. Offerta di lavoro in Canada

Si possono ottenere fino a 10 punti se si riesce a ottenere un’offerta di lavoro in Canada della durata di almeno 1 anno.

  1. Adattabilità

Il richiedente può inoltre guadagnare fino a 10 punti, assieme al coniuge o partner con il quale immigra, per l'adattabilità, combinando uno degli elementi tra: livello linguistico del coniuge o partner, studi effettuati in Canada dal richiedente o dal coniuge/partner del richiedente, passata esperienza di lavoro in Canada del richiedente o del coniuge/partner, offerta di lavoro ricevuta in Canada, parenti maggiorenni residenti in Canada.

 

Global Skills Strategy: il visto “veloce” per i lavoratori qualificati

 

Un’altra opportunità per gli stranieri qualificati è il Global Skills Strategy, un programma federale ideato per fornire una corsia più rapida a disposizione dei datori di lavoro che vogliono assumere i migliori talenti all’estero, lavoratori altamente qualificati soprattutto nel settore tech. Nel 2018 sotto il programma GSS il Canada ha ricevuto 10 mila application con un tasso di successo del 96% per visti di lavoro concessi. Questa tipologia di visti viene elaborate in 10-14 giorni lavorativi

 

Il Sistema canadese funziona?

 

Partiamo da alcuni dati.

  • Il Canada ha emesso più ITA nei primi 9 mesi del 2019 rispetto al 2018, che ha continuato a battere il record per il maggior numero di inviti in un anno.
  • Il terzo trimestre del 2019 ha visto il sesto numero più alto di ITA emessi nella storia di Express Entry, con 21.600 invitation to apply.
  • I primi 9 mesi del 2019 hanno visto finora la dimensione di estrazione media più grande di qualsiasi anno, con 3.337 ITA.
  • Il punteggio minimo medio è salito a 465 per il 2019, superiore sia al 2017 che al 2018 per i primi 9 mesi.

Nel 2018, sono state invitati circa 280.000 ITA Express Entry, il 10% in più rispetto al 2017. Il 70% è risultato idoneo per almeno un programma tra Federal Skilled Worker Program, Federal Skilled Trades Program o Canadian Experience Class, rispetto al 65% nel 2017. La percentuale di profili invitati per almeno uno dei tre flussi è aumentata costantemente da quando Express Entry è stato introdotto nel 2015.

 

In entrambi gli anni, una grande maggioranza di candidati invitati aveva un livello di istruzione universitaria di almeno tre anni, un master o un’abilitazione professionale post-laurea.

Le occupazioni dichiarate più diffuse tra questi applicant sono soprattutto nell’ambito dellinformation technology, business e servizi finanziari.

 

(Per approfondimenti: https://www.canada.ca/en/immigration-refugees-citizenship/corporate/publications-manuals/express-entry-year-end-report-2018.html)

 

Conclusioni

 

La prima conclusione che si può trarre dai dati analizzati è che il Canada sta certamente dando una corsia preferenziale ai profili tecnologici, essendo un paese la cui economia è proiettata al 100% nell’industria 4.0.

Da questo punto di vista, paesi come Cina e India hanno un grande appeal per i canadesi. Da una parte forniscono talenti ingegnerizzati e anglofoni, dall’altra capitali da investire. La Cina rappresenta quasi il 2% degli investimenti esteri in Canada.

In un momento di tensioni globali protezionistiche, Brexit, le negoziazioni relative al NAFTA/ CUSMA, non è da escludere che l’attenzione per i paesi asiatici dal punto di vista del fenomeno migratorio non possa essere strettamente legata alla dinamica del flusso dei capitali esteri. Da questo punto di vista non si può dire che gli Italiani siano particolarmente attivi in Canada, se andiamo a notare il dato, riportato precedentemente, secondo il quale tra il 2011 e il 2016 sono stati solo 20 i visa concessi per motivi di business a imprenditori, venture capitalist e startup italiani.  

 

Non è stato possibile analizzare il dato della percentuale di inviatation to apply dirette agli Italiani rispetto al numero di richieste effettuate sul sistema online express entry.

Dai numeri in nostro possesso possiamo certamente dire che gli Italiani che si dirigono fuori dall’Europa preferiscono al Canada gli Stati Uniti, i paesi dell’America Latina e l’Australia. Si noti subito, a tal proposito però, che non si tratta di paesi in cui le leggi per l’immigrazione sono particolarmente flessibili, né più moderate del Canada.

 

In tutti i paesi caratterizzati da fenomeni migratori, che pesano molto sulla struttura economica e sociale del paese stesso, vi è la tendenza a regolarmente con schemi più o meno rigidi i flussi in entrata.

Il Canada è senza dubbi tra questi, ma non lo è di meno di Stati Uniti e Australia.

 

Da cui si può forse trarre che non sia questo il fattore o perlomeno non l’unico che orienta la scelta del paese di destinazione degli Italiani che emigrano.

 

Tralasciando le ragioni climatiche, anche se certamente nel novero delle considerazioni care agli Italiani, vanno stimati altri fattori, come ad esempio la presenza di una comunità italiana già stanziata nel paese di accoglienza, che però in Canada non manca, ma anche la tipologia di lavoratori che il paese stesso attrae.

 

Per quali tipologie di professioni si offrono gli Italiani in Canada?

C’è da chiedersi se una delle possibili spiegazioni al calo del fenomeno migratorio italiano non possa essere una tendenza a concorrere per posizioni non specializzate, in un mercato del lavoro canadese già inflazionato in questo settore da una vecchia emigrazione e da flussi geograficamente più vicini, come l’emigrazione messicana.

Gran parte della crescita dell'occupazione degli immigrati in Canada degli ultimi anni è avvenuta nei settori relativi ai servizi professionali, scientifici e tecnici; ai servizi finanziari, assicurativi, immobiliari e di leasing; alla produzione, all’assistenza sanitaria e all’assistenza sociale. Proporsi in questi settori significa probabilmente avere maggiori punteggi e quindi maggiori chance di avere un visto Express Entry.  

 

Per gli immigrati con istruzione universitaria, l'occupazione è aumentata tra il 2016 e il 2017, principalmente nel lavoro a tempo pieno e tra coloro che si stati stabiliti nel paese da più di 10 anni.

Sembra quindi che si possa ipotizzare che gli Italiani subiscano gli ostacoli classici del mercato del lavoro in un paese di immigrazione a alto tasso di occupazione specializzata, come la mancanza di competenza linguistica, la mancanza di riconoscimento dei titoli di studio, l'inadeguata familiarità con il mercato del lavoro canadese.

 

Il sistema canadese premia la qualità delle competenze offerte sul mercato del lavoro. In un certo senso è uno schema di logica praticità che fa sì che gran parte di chi emigra in Canada riesca ad avere una qualità di vita e un livello di integrazione che in questo momento pochi paesi di accoglienza al mondo possono garantire. Dall’altro lato, il sistema canadese potrebbe apparire da alcuni punti di vista limitato lì dove obbliga i datori di lavoro a privilegiare i lavoratori canadesi per alcune categorie di professioni.

 

Ad ammorbidire lo schema, il sistema canadese tiene in considerazione il ricongiungimento familiare e le relazioni tra le imprese, gli investitori e i talenti. Ha un programma per i rifugiati tra i più avanzati al mondo, trattato in un precedente articolo del CSIC. Molte infine le opportunità per gli studi e per concretamente ipotizzare di proseguire il futuro lavorativo in Canada. E non va dimenticato che, per quanto riguarda la mobilità dei lavoratori è intervenuto anche il CETA a facilitare l’ingresso degli Europei, e quindi anche degli Italiani in Canada. Il CSIC ne ha già parlato qui.

 

Si ha l’impressione che gli Italiani emigranti incontreranno ostacoli all’estero ogni volta che entreranno in competizione con una classe di lavoratori non specializzata. E non succederà solo in Canada. Pensiamo al Regno Unito Post-Brexit, dove si prevede l'introduzione, a partire dal 2021, di un sistema a punti in base alle qualifiche offerte dagli immigranti.

 

Da una parte quindi, come paese di accoglienza, dobbiamo guardare alle esperienze internazionali, e nello specifico a quella canadese, malgrado le ovvie differenze, per elaborare noi stessi uno schema di gestione dei flussi che sia solidale con i rifugiati, equo e democratico, che valorizzi le componenti umane, qualunque sia la loro provenienza geografica, e che sia economicamente sostenibile. Dall’altra si rende sempre più necessaria l’esigenza di veicolare il nostro flusso migratorio in uscita, in drammatico aumento, per far sì che i nostri lavoratori e imprenditori possano usufruire degli strumenti di accoglienza messi a disposizione da tuti i paesi di approdo, incluso il Canada, dove entro il 2036, la percentuale di immigrati nella popolazione canadese si dovrebbe attestare tra il 24,5% e il 30,0%, rispetto al 20,7% nel 2011, secondo le più recenti proiezioni demografiche.

 

 

 

*Giornalista e Consulente Digital

www.digitalhuman.it